Mutui, calano le surroghe e sale l’importo richiesto

Mutui, calano le surroghe e sale l’importo richiesto

Mutui, anno che va, anno che viene. Il 2018 si è chiuso con degli spunti rilevanti sul mercato dei prestiti immobiliari. Gli stessi possono adesso dare un supporto a coloro che si apprestano a stipulare un nuovo mutuo o, come qualsiasi mutuatario dovrebbe sempre fare, valutare se ci sono le condizioni per surrogare (agendo quindi su durata e tasso) il vecchio contratto. Stando all’ultimo aggiornamento del “Barometro del credito alle famiglie in Italia” – che si fonda sul sistema di informazioni creditizie di Crif che raccoglie i dati relativi a oltre 85 milioni di posizioni creditizie- il 2018 ha evidenziato due trend: il primo riguarda un calo delle richieste (sommando nuovi mutui e surroghe) dello 0,6%. Al calo annuo ha contribuito la flessione del mese di dicembre che ha interrotto un ciclo positivo di sei mesi consecutivi di crescita. Viste le proporzioni, però, si tratta più di un assestamento del mercato che non di un rallentamento. Assestamento a cui ha contribuito il ridimensionamento delle surroghe. La flessione delle surroghe deriva probabilmente dal fatto che la gran parte di chi aveva convenienza nell’effettuare il “cambio mutuo” lo ha già fatto negli anni scorsi.

Il secondo spunto che arriva dal 2018 è la ripresa costante dell’importo medio delle richieste di mutuo. A dicembre è salito su base annua a 130.154 euro, il 2% in più dello stesso periodo del 2017. Per quanto riguarda la distribuzione delle richieste per classe di durata, nel 2018 le preferenze delle famiglie italiane vedono uno spostamento verso la classe compresa tra i 26 e i 30 anni, che arriva a spiegare il 24,9% del totale in virtù dell’incremento più consistente (+2,2%). A seguire, la fascia tra i 16 e i 20 anni, con il 24,6%.

La buona notizia (e qui passiamo al 2019) è che questa stabilità dovrebbe riguardare anche i tassi per l’anno appena iniziato. Oggi infatti è possibile stipulare un nuovo mutuo a tasso variabile pagando nelle migliori condizioni (ovvero quelle in cui si chiede un finanziamento inferiore al 50% del valore dell’immobile) un Taeg (Tasso annuo effettivo globale, che comprende interessi ed eventuali spese accessorie) dello 0,7%. Il miglior rispettivo fisso oscilla intorno all’1,5%. Non ci sono ragioni particolari – considerate le variabili di mercato – per ipotizzare che nel corso del 2019 i tassi possano salire in modo preoccupante. Quanto al variabile, infatti, gli indici Euribor (utilizzati dalla maggior parte delle banche per calcolare mese dopo mese la variazione delle rate) sono da quattro anni sottozero e non c’è ragione ad oggi per ipotizzare un loro rialzo nell’anno in corso. Al momento infatti le previsioni sul prossimo rialzo dei tassi della Bce – la molla scatenante che fa muovere anche gli Euribor – indicano che la prossima stretta, peraltro di appena 10 punti base dovrebbe avvenire intorno al primo trimestre del 2020. Molto dipenderà dai prossimi dati economici, soprattutto quelli dell’inflazione della zona euro. Se dovessero battere a sorpresa le attese e posizionarsi sopra il 2% la Bce potrebbe anticipare i tempi della stretta.

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Andrea Di Munno

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