L’occasione dei mutui: il tasso fisso costa meno del variabile

L’occasione dei mutui: il tasso fisso costa meno del variabile

Il mercato dei mutui continua a stupire e a riservare novità significative tanto per chi ha
intenzione di chiedere un nuovo prestito per l’acquisto/ristrutturazione della casa quanto per
chi ne sta già rimborsando uno ed è chiamato a consultare costantemente i tassi di mercato
per valutare se è il caso di provare la strada della surroga (che consente a costo zero di
modificare tasso e/o durata del vecchio contratto passando a una nuova banca).
L’ultima novità sta nel fatto che gli indici Eurirs, che influenzano direttamente il calcolo delle rate dei
mutui a tasso fisso, sono finiti su varie scadenze sottozero. Rendendo i nuovi mutui ancora
più vantaggiosi rispetto a poche settimane fa (i migliori fissi sono scesi allo 0,5%) ma allo
stesso tempo costringendo le banche a dover rivedere le proprie strategie prodotto per evitare
di trovarsi con mutui a tasso finito nullo, o negativo.
Tutto parte dal Coronavirus. L’incertezza legata ai danni che sta
arrecando e arrecherà in futuro la diffusione pandemica del Covid-19 ha innescato una
turbolenza finanziaria che ha abbattuto le quotazioni dei mercati azionari. I timori relativi a una
recessione economica nel 2020 hanno spinto gli investitori a rivedere al ribasso le stime di
inflazione (quelle a 10 anni sono crollate per la prima volta nella storia sotto l’1%). Quando ciò
accade anche i tassi del mercato obbligazionario si orientano di conseguenza, scendendo. Non
a caso i rendimenti del Bund tedesco sono sprofondati, nella distanza a 10 anni, fino a un
minimo di -0,82%. A ruota gli indici Eurirs (tassi interbancari che attualizzano ad oggi quale
sarà il costo del denaro nei prossimi anni ) sono caduti sottozero su molte scadenze.
Comprese quelle da 10 a 30 anni che interessano da vicino i mutuatari.
Perché, è bene ricordarlo, il livello di interesse di un mutuo a tasso fisso si ottiene sommando lo
spread (stabilito dalla banca in funzione della propria politica commerciale) all’indice Eurirs
della durata corrispondente a quella del mutuo. Da inizio anno gli Eurirs sono caduti con una
velocità mai vista prima d’ora. Il tasso a 10 anni è passato da 0,2% a -0,13%, con una punta
a -0,32% datata 9 marzo, arretrando di oltre 30 punti base. Il tasso a 15 anni è sceso di 46
punti, il 20 anni di 56 fino al 30 anni che è arretrato in meno di tre mesi di 73 punti base. Allo
stato attuale abbiamo Eurirs sottozero e una curva dei tassi addirittura invertita, perché il 30
anni (che dovrebbe essere più alto secondo la logica del rischio/rendimento in rapporto alla
durata) è più basso degli Eurirs che vanno da 15 a 25 anni.
La spettacolare caduta degli Eurirs sta in un certo senso sconvolgendo ulteriormente il mercato
dei mutui che pare essere andato oltre le leggi della razionalità finanziaria. Finora non era mai
accaduto che alcune offerte a tasso fisso costassero in partenza addirittura meno di
analoghe offerte a tasso variabile. Invece oggi, in particolare sui mutui con durata a 10 anni,
è un dato di fatto.

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Andrea Di Munno

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